È consuetudine degli Enti teatrali curare pubblicazioni monografiche relative agli spettacoli in cartellone. Non si esime da questo gesto di diffusione culturale l’E.A.R. “Teatro di Messina” che, alla modica cifra di 5 € (l’anno scorso 2 €), fornisce ai volenterosi spettatori, per intenderci quelli che non vanno al teatro per “apparire” e “far salotto”, un’interessante carrellata di brevi saggi sull’opera messa in scena.
Singolare il caso della pubblicazione relativa all’opera pucciniana “La Bohème”, la cui ultima replica andrà in scena proprio questo pomeriggio. Confortante la presenza delle solite notizie relative alle pubblicazioni in CD e DVD e alle rappresentazioni messinesi dell’opera, solitamente a cura di Giovanni Molonia, componente del Collegio Sindacale dell’Associazione musicale “Vincenzo Bellini”, coniuge del Direttore Artistico dell’Associazione musicale “Filarmonica Laudamo” e docente di Storia della Musica presso il Conservatorio messinese, Alba Crea.
Interessante il racconto sulla contesa del soggetto tra Puccini e Leoncavallo firmata da Angelo Foletto, penna accreditata dalle più importanti riviste del settore.
Altrettanto interessante il saggio di Luca Zoppelli, pubblicato in “Studi pucciniani”, del quale il Centro Studi Pucciniani ha concesso l’autorizzazione alla ristampa.
Il “caso” scaturisce dal saggio successivo, a firma di Paola Dato. “Puccini e gli orizzonti mutati della drammaturgia in musica” risulta essere il alcune sue parti una elaborazione, creativa o meno è opinabile, ma sicuramente abusiva e usurpatrice di paternità (nessuna citazione della fonte) e camuffata attraverso un lavoro di ritaglio, di trasferimento, di cambiamenti meramente formali (la lingua italiana è ricchissima di sinonimi e contrari). Per dovere di cronaca riportiamo l’incipit dei due saggi.
«Il termine “verismo”, tradizionalmente utilizzato per designare l’opera italiana della fin de siècle, è da tempo discusso per le palesi incongruità riscontrate fra i caratteri contenutistici e ideologici di quel repertorio e i valori, ben diversi, espressi dalla corrente letteraria ch’esso designa.» (L. Zoppelli)
«Il termine “verismo”, comunemente valso a designare l’opera italiana fin de siècle, viene dibattuto da tempo per le chiare incongruità collazionate tra i segni contenutistici e concettuali di quel repertorio e i valori, dissimili, manifestati dalla corrente letteraria ch’esso designa.» (P. Dato)
Si può parlare di plagio letterario? Nostra competenza è prendere atto della sua sconcertante diffusione, non solo tra nuove leve della scrittura in cerca di pubblicità. Di recente anche Saviano, autore di Gomorra, è stato sospettato di aver utilizzato pedissequamente cronache di un giornalista napoletano, che lo ha citato in giudizio perché a sua volta non era stato citato nel libro.
Infine, giusto perché oggi è ospite nella città dello stretto, citiamo il caso di Vittorio Sgarbi e del suo volume su Botticelli. Accusato di aver “copiato” una congrua parte della “sua” introduzione un analogo libro pubblicato diversi decenni fa, Sgarbi ha ammesso di averne commissionato la scrittura ad un suo collaboratore che avrebbe attinto “a piene mani” dai materiali a disposizione.
Fu vero plagio?

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