Albergatori e dipendenti protestano insieme ad Acireale
“Nonostante le avvisaglie di crisi in Sicilia, la Regione raddoppiava i posti letto con fondi europei”
“Negli ultimi anni i paesi mediterranei della Riva Sud hanno
sviluppato una notevole attrazione turistica. Sugli oltre 1,1 miliardi di presenze nell’area
nel 2008, il 62% ha visitato la Riva Nord, mentre il 38% quella Sud, con un aumento in questa area di 13 punti percentuali rispetto al 2000. La destinazione preferita nell’area, dopo la
Spagna, è l’Egitto.
Il gap diventa ancora più forte sul fronte dei turisti stranieri: su 100 visitatori nel
Mediterraneo, solo il 10% va nel Mezzogiorno, contro il 40% della Spagna. Il Mezzogiorno
non riesce ad esercitare sui turisti italiani e stranieri una forte capacità attrattiva, a causa di
critiche difficoltà strutturali. Il turismo è soprattutto domestico, di prossimità. Nonostante le
condizioni climatiche consentano di estendere la stagione a dodici mesi l’anno, di fatto oltre il
70% delle presenze si concentra nel periodo giugno-settembre.
Se si confronta la situazione del Mezzogiorno rispetto alle regioni mediterranee di alcuni
paesi della Riva Nord (Spagna, Francia, Grecia e Croazia) per i quali sono disponibili dati
sufficientemente omogenei, si rileva come, nonostante un capitale turistico di grande pregio,
certamente non inferiore a quello degli altri paesi mediterranei, l’area meridionale attrae solo
il 19,2% delle presenze complessive delle regioni considerate. La quota scende addirittura al
10,1% per le presenze straniere, rispetto al 39,6% della Spagna mediterranea, al 23,9% della
Grecia e al 14,7% della Croazia, che ha meno della metà di superficie territoriale rispetto al
Mezzogiorno”. L’analisi è della agenzia Svimez ed è contenuta nel suo ultimo rapporto, presentato a Roma lo scorso 20 luglio.
Nonostante il Mezzogiorno sia da sempre il fanalino di coda del settore turistico del Mediterraneo, negli ultimi dieci anni la Regione siciliana, sfruttando fondi europei, ha intrapreso una politica volta a raddoppiare i posti letto. Basta guardarci intorno per accorgerci di essere circondati di Bed and Breakfast e agriturismi. Nei primi anni duemila gli alberghi, sempre grazie ai fondi europei, aumentarono il numero delle stelle. Insomma, nell’ultimo decennio il Turismo ha portato in Sicilia una pioggia di denaro, finito nelle tasche di famiglie improvvisate imprenditori e di albergatori che, all’opposto dei colleghi in Marocco, hanno aumentato il prezzo del soggiorno solo perché l’albergo è passato da 3 a 4 stelle o da 4 a 5 stelle.
Nei corridoi delle allora APT (Aziende Provinciali del Turismo) si mugugnava: “come faremo a riempire tutti questi posti letto”. Intanto i politici regionali dichiaravano: “il turismo siciliano ha un solo problema, la sua incapacità di destagionalizzare”.
Come sempre accade, i nodi arrivano al pettine e ad Acireale, in Provincia di Catania, albergatori e dipendenti chiedono alla Regione una seria politica di programmazione per il Turismo.
“Gli alberghi di Acireale davano lavoro a tempo indeterminato a sessanta persone, oggi soltanto a due”, spiega Salvo Zappalà, Presidente del Consorzio albergatori acesi. La protesta del comparto di Acireale sta ricevendo la solidarietà degli operatori delle altre province siciliane.
“Stante la crisi economica, chiediamo al Governo regionale di includere le imprese turistiche tra le altre destinatarie di provvedimenti di aiuti- dichiara il presidente Zappalà- Pertanto ci aspettiamo che subito sia finanziata la legge regionale 9-6.8.09”.
Gli albergatori acesi chiedono alla politica regionale di creare le condizioni dello sviluppo turistico. “L’Amministrazione e i capigruppo del Consiglio comunale di Acireale si sono impegnati a portare le nostre proposte all’attenzione del Governo regionale”, aggiunge Zappalà. Le proposte sono due: attrarre le compagnie aeree low-cost negli aeroporti siciliani e agevolare gli investimenti sul real estate.
L’agenzia Svimez mette in guardia: “la concorrenza con gli altri paesi mediterranei va combattuta non tanto con la predisposizione di progetti locali definiti teoricamente dalle istituzioni, che poi non trovano riscontro reale nell’attività degli operatori. Occorrerebbe, invece, finalmente, realizzare un grande progetto Southern Italy, recuperando un’idea di qualche anno fa, naufragata per la scarsa
collaborazione tra le regioni. La strategia di questo progetto non deve essere vista come la
costruzione e valorizzazione di un marchio, ma come un quadro di riferimento e come una
cabina di regia con la quale coordinare l’insieme delle attività turistiche, in modo che non si
sovrappongano e possano determinare reciproco valore aggiunto”.
Flora Bonaccorso
Clicca sulla foto: il sindaco di Acireale Nino Garozzo (il primo a sinistra)

Twitter
UpNews
TechNotizie
Tuttoblog
Technorati
Fai
SegnaloItalia
Facebook
Wikio
Diggita
OKnotizie
Segnalo

