249 mila donne nella Provincia di Catania hanno rinunciato a cercare il lavoro... che non c'è
Secondo i dati IRES (Istituto Ricerche Economiche e Sociali) CGIL, nel 2009 il 65,1% della popolazione femminile siciliana non era occupata e con poche speranze di trovarlo, quindi demotivata a ricercarlo.
Rispetto a questo dato, la CGIL di Catania concentra la sua attenzione non sulla capacità della Regione Sicilia di attrarre opportunità di lavoro, ma sui servizi offerti alle donne in cerca di occupazione.
A parte le green economy, “che potrebbe incrementare l'occupazione dei giovani e in particolare delle donne”, dichiara la dirigente della CGIL Catania Luisa Albanella, il sindacato chiede infatti di potenziare le classi a tempo pieno, gli asili nido comunali e nelle grandi aziende; chiede che si attivino tutti i possibili incentivi alle aziende che assumono donne; chiede infine di potenziare la contrattazione di secondo livello e auspica la collaborazione delle donne della CISL e della UIL per una vertenza unitaria a sostegno dell'occupazione femminile in Sicilia.
Tutte misure giuste e al servizio delle lavoratrici. Misure che presuppongono una regione dove il lavoro c'è, ma mancano quei servizi che permettono ad una donna di giocare contemporaneamente il ruolo di lavoratrice, moglie e madre.
Il problema della Sicilia, invece, è la mancanza di opportunità lavorative. Un problema antico, ammette la Albanella durante la conferenza stampa, che i siciliani vivono sin dai tempi in cui non si percepiva la portata dell'attuale crisi economica mondiale. In altri termini, in Sicilia la disoccupazione e l'inoccupazione non sono un problema congiunturale bensì costante. La crisi economica ha aggravato una situazione già difficile e seria. In una società culturalmente chiusa come quella siciliana, è normale che il prezzo della disoccupazione e della inoccupazione lo paghino soprattutto le donne, che per forza di cose ripiegano alla vita di casalinghe e si consolano avendo cura di figli e mariti.
In questa storia di miseria e frustrazione, i “servizi” alle persone vengono dopo nell'ordine logico delle cose. Il punto della questione è che la Sicilia non offre opportunità di lavoro e, se l'ARS ha approvato il “credito di imposta”, non basta una sola agevolazione fiscale alle imprese a dare dignità lavorativa all'intera popolazione siciliana.
Inoltre, i siciliani, maschi e femmine, pagano due volte l'incapacità della Regione Sicilia di attrarre opportunità di lavoro: sono penalizzati anche dal bluff della “mobilità delle persone”. Chi decide di emigrare, è costretto a trasferire il suo domicilio nella città dove cerca lavoro, altrimenti non è chiamato a sostenere un colloquio. Ciò significa pagare l'affitto di una camera e dei pasti, ma non si sa per quanto stante che non si può stabilire quanto tempo trascorrerà prima di trovare lavoro. Per emigrare bisogna avere denaro in tasca e non tutti lo hanno. Trovato un impiego, occorre continuare ad anticipare denaro sino al primo stipendio. Così, un neo laureato catanese trova lavoro in banca presso una filiale di un'altra regione, ed è costretto a chiedere alla banca presso la quale è dipendente il prestito di tremila euro per pagare l'affitto dalla casa e mangiare sino al giorno 27 del mese.
Perché non chiedere l'obbligo per legge delle aziende di informare i centri dell'impiego (già uffici di collocamento), permettendo a chi non dispone di un risparmio di partecipare alle selezioni per un lavoro fuori dalla città di residenza? Perché non chiedere l'istituzione di un contributo statale a favore di chi è costretto ad emigrare per ragioni di lavoro? Perché non chiedere il reddito minimo di inserimento ovvero che il primo stipendio non sia inferiore alla cifra di mille euro mensili, la soglia minima per l'autosufficienza economica?
Due misure semplici, grazie alle quali non vi sarebbe distinzione tra uomini e donne, ma soltanto tra chi vuole lavorare ed è disposto a correre incontro al lavoro. Il resto viene da se.
Clicca sulle foto. Da sinistra: i dirigenti della CGIL di Catania Gabriele Centineo, Luisa Albanella e Tuccio Cutugno; la responsabile del coordinamento donne CGIL Catania Erika Sapienza; alcuni componenti il coordinamento donne CGIL Catania

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