"In un periodo in cui la stampa, voyeristica e morbosa, sembra attribuire alle donne come unica professione "il lavoro più antico del mondo", riscopriamo le grandi donne del passato, per permettere a quelle del presente di avere modelli diversi di identificazione e non inibire lo sviluppo di quelle del futuro. Amiche scegliete una grande donna della storia e usatene la foto nel vostro profilo".
Nilde Iotti, Evita Peron, Maria Montessori, qualcuna sfora con Marilyn Monroe, ma il senso rimane: le donne di facebook hanno bisogno di un tuffo nel passato. Un passato che le racchiuda come una nicchia, conchiglia-preziosa custodia di quell'essere speciale che è la donna. Il perchè del ritorno al passato è presto detto, anzi, lo dice già chiaro l'antefatto del gruppo che sul network più diffuso nel mondo ha trovato spazio e ispirazione: "per avere (le donne, ovvio) nuovi modelli diversi di identificazione e non inibire lo sviluppo di quelle del futuro".
Questo l'ambizioso obiettivo del neogruppo, sorto sulle "macerie" di un'immagine che la fondatrice dell'accorpamento di categoria sul web vede ormai distorta, assemblativa, nel male, del genere femminile. "Siamo tutte puttane". Questo categorico, seppur generico, giudizio, sembrerebbe, stante l'impellenza di crearsi modelli femminili di richiamo del gruppo di facebook, aver destato timore nelle donne del paese governato da Berlusconi. Urge, dunque, "rimembrare" che esistono "portatrici sane e affidabili nel tempo" di quell'oggetto del desiderio tanto caro al nostro Premier (ma non solo a lui); urge, al gruppo amante della donna retrò, far apprendere al mondo che in passato, la donna-donna, faceva strada con il cervello e non con altre parti del suo corpo. Ecco, dunque, che sui profili di Pina, Sabrina, Veronica, Maria, Manuela, campeggiano foto delle "eccellenti" rappresentanti del sesso debole.
Bene, per carità, le intenzioni sono certamente apprezzabili, purtroppo, però, gli effetti rischiano di non essere quelli desiderati. Facciamo i conti con la realtà. Se il timore è che le nuove generazioni traggano cattivo esempio da Ruby e le altre, non è il richiamo alle lotte di Nilde Iotti, o all'impegno con i bambini della Montessori che si "educano" alle regole della buona donna di casa e d'affari. Ricordiamo che, ben più destabilizzanti dalla retta via di una escort che viaggia a settemila euro a prestazione, ci sono maestre che vengono rinviate a giudizio per maltrattamenti su bimbi ancora seduti sul seggiolone; ci sono madri condannate per avere massacrato i figli mentre dormono, e "signore" che si accontentano di 300mila euro al mese di alimenti sborsati dall'ex coniuge. Donne di facebook, ma siamo davvero sicure che il "modello pericoloso" per le giovani menti siano le Ruby che, da che mondo esiste, sono sempre circolate tra noi, e non siano altri, invece, i temibili elementi di confronto?
Patrizia Vita

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