Sud? mafia, inciuci, nepotismi, clientelismi, corruzione, concussione, concorsi truccati. Nord? legalità , rigore,correttezza, trasparenza. Ecco come, nell'immaginario comune, si contrappongono i due estremi geografici della penisola italiana. In sintesi: il male in basso, il bene in alto. Ma ecco che, a ribaltare l'ovvio pensiero, arriva, come fulmine a ciel sereno ( e quello è nostro, insieme al brutto di pertinenza) il report dell'Antimafia, quello che doveva individuare, spalmati sul territorio italiano, i non candidabili alle elezioni politiche. A quella relazione, frutto di uno studio elaborato sui dati pervenuti dalle prefetture di ogni città , mancavano quelli di Milano e Torino. Ma, come? le due capitali di quel nord così ligio al dovere, così intonso, così morigerato negli usi e nei costumi( salvo casi ECCEZIONALI), così trasparente, manca all'appuntamento con la legalità ? Inutile sottolinearlo, forse, ma mi piace anche il superfluo quando dà quel piacere sottile che, dalle nostre parti, si chiama soddisfazione. E infine ammettiamolo, la soddisfazione c'è, per noi "mafiosi", quando le regioni culle della Lega non rispondono alla chiamata all'Ordine e la trasparenza. In sintesi:le prefetture di Milano e Torino non hanno inviato, alla commissione parlamentare presieduta da Giuseppe Pisanu, i dati relativi agli elenchi dei candidati (eletti e non) messi in lista dalle varie formazioni politiche alle ultime amministrative. Da quegli elenchi si potevano accertare eventuali violazioni al codice di autoregolamentazione della commissione parlamentare antimafia che impegna a non candidare chi sia stato destinatario di decreto che dispone il giudizio o misura cautelare non annullata; o si trovi in stato di latitanza o di esecuzione di pene detentive; o condannato con sentenza anche non definitivaâ€. Il tutto vale per i reati di associazione e concorso in associazione mafiosa, estorsione, riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori e traffico illecito dei rifiuti. Insomma, questo sud così complice, così connivente, fazioso, corrotto e fraudolento, a conti fatti, anzi, a dati inviati, è più ligio al dovere di quel nord "tempio del rigore e della legalità ". E' così, dunque, che i 40 nomi di "immeritevoli" alla politica pura, individuati dalla Commissione parlamentare presieduta da Pisanu, guarda caso, sono tutti di Abruzzo, Basilicata, Lazio, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia. Il "perfetto nord", non pervenuto, probabilmente ha molti più scheletri nell'armadio di quanti ne attribuisce al mafioso sud. Quel sud che li ha, eccome, non scheletri, ma interi cimiteri, il tutto, però, " a evidenza pubblica", perchè non c'è mistificazione di fondo nel sud e dintorni. La si tenta, vero, ma infine il marcio affiora sempre, trabocca dal vaso, si spande sul terreno e, eccellente fertilizzante, si riproduce. Il Nord no! Il nord, invece, esemplare nell'accusa, dito puntato da Roma in giù, è abile a sputtanare le malefatte degli indegni "italiani", ma non le proprie. In sintesi la differenza è uguale a quella tra la donna che si vende in strada e la signora bene che sposa il vecchio con i soldi ma lo tradisce con l'istruttore di tennis: entrambe sono puttane: ma della prima si sa. Tra il corrotto sud e il corretto nord, dunque, solo una vocale e una questione di forma a dividerli. La sostanza rimane. Uguale uguale.

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