Un'accusa che ha lasciato stupiti tutti. Un'accusa a cui non credono. E lo hanno voluto dire in conferenza stampa, quelli dell'Acr, la società del calcio cittadino che ha come vicepresidente Vincenzo Principato, arrestato ieri dai Carabinieri. Solidarietà al collega, dunque, ma anche voglia di rassicurare la città sulle sorti della società . "Il progetto ACR Messina andrà avanti- garantiscono i vertici dell'Acr- nonostante le ovvie ripercussioni economiche scaturite dall'abbandono del progetto da parte dei due principali finanziatori". Il presidente dell’ACR Messina, Bruno Martorano, con lui anche il responsabile dell’area tecnica, Pasquale Leonardo, ha incontrato i giornalisti nella sala stampa dello stadio San Filippo. “Siamo certi che Principato riuscirà a chiarire i fatti che gli sono stati contestati- ha detto Martorana- ma noi proseguiremo la nostra avventura calcistica a Messina, puntando sempre sull'obiettivo da raggiungere”.
Martorana ammette che l’arresto del vicepresidente mostra una pessima immagine della società . “Un fulmine a ciel sereno”- ha detto il presidente dell'Acr - ma Vincenzo rimane, oltre che un compagno di avventura, un amico. Solidale, dunque, Martorana, che però da quest'arresto subisce un danno personale. L’uscita dalla società di Vincenzo Principato e di suo genero, Vincenzo Falduto Zera, infatti, incide parecchio sul piano economico della società . Martorano e Nuccio Ficara,(soltanto omonimo del clan calabrese cui gli inquirenti ritengono sia legato Principato) dovranno raddoppiare il loro impegno economico pur di non pregiudicare il futuro dell’ACR. La speranza, e ci tengono a comunicarlo, è che arrivino nuovi soci. E poi, in relazione ai soci del Città di Messina: “Non ha senso avere due squadre. Potremmo unire le forze di entrambe. La nostra è il supporto dei tifosi e il titolo sportivo che abbiamo ereditato. La loro è un ottimo settore giovanile".

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