
L’avvocato Bonni Candido l’aveva chiesto e l’ha ottenuto. Sarà la Corte di Cassazione a decidere sullo spostamento da Reggio Calabria del procedimento sul caso Siciliano, l’inchiesta che ha puntato i riflettori sull’attività svolta dall’ex procuratore aggiunto Pino Siciliano e poi si è sviluppata toccando altri ambiti. Il gup di Reggio Calabria, Caterina Perrone, ha trasmesso gli atti alla Corte di Cassazione, accogliendo la richiesta di remissione presentata proprio dall’avvocato Candido, che ha assiste uno degli indagati. Per il legale esisterebbe il “legittimo sospetto” sulla serenità di giudizio, in quanto nel fascicolo era stato depositato un documento, sottoscritto dal pm il 16 marzo, con il quale si chiedeva al tribunale di Reggio Calabria l'autorizzazione alla citazione di alcuni testi. Tutto questo prima ancora della fissazione dell'udienza preliminare e quindi della decisione del giudice per le udienze preliminari. In pratica, secondo il legale, sarebbe stato dato per scontato l’esito dell’udienza preliminare. Della vicenda, adesso dovrà occuparsi la Corte di Cassazione. Il gup Perrone, dopo la costituzione delle parti, ha rinviato l’udienza preliminare al 12 luglio prossimo. Nell’inchiesta, oltre all’ex magistrato Siciliano, risultano Michele Caudo, ex segretario provinciale dell'Udc di Messina, Domenico Occhipinti, liquidatore della Spa Impregilo, Francesco Tomasello, rettore dell'Università, Aldo Tigano, docente di Diritto amministrativo alla facoltà di Giurisprudenza , Adolfo De Meo, medico, Francesco Siciliano, figlio dell'ex procuratore aggiunto, e ricercatore universitario e l'avvocato Fabrizio Maimone Ansaldo Patti.

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