Sarà il Consiglio comunale a decretare la vita o la morte di Messinambiente. A confermarlo, oggi in aula, è stato Giuseppe Buzzanca, intervenuto nel corso di una seduta straordinaria in vista dell’assemblea dei soci programmata per lunedì prossimo. La strada ormai segnata sembra quella della liquidazione, soprattutto in vista della riforma del servizio dei rifiuti partorita a livello regionale. Tuttavia, i circa 600 lavoratori dell’azienda a totale partecipazione pubblica non smettono di lottare.
Lo stesso sindaco ha ricordato come Messina non soffra, in materia di raccolta dei rifiuti, i problemi di altre città del meridione, garantendo la ferma volontà di non andare mai e poi mai contro gli interessi dei dipendenti di Messinambiente. “Dobbiamo evitare di portare i libri in tribunale, perché quello sarebbe un punto di non ritorno”, dice, ritenendo “schizofrenica” la riforma varata dalla Regione e ipotizzando la “mancanza di “una copertura finanziaria certa”. Del resto, a mettere in crisi la società è proprio l’impianto legislativo regionale che prevede, già per l’anno prossimo, l’assegnazione degli appalti su scala provinciale, senza la possibilità di prorogare oltre il 2011 i rapporti attuali.
Proprio durante il consiglio comunale straordinario sono stati sollevati sospetti su alcuni avanzamenti di carriera avvenuti all’interno dell’Ato 3, l’autorità d’ambito retta in qualità di commissario liquidatore da Antonio Ruggeri, capo di gabinetto del primo cittadino. Sono stati i consiglieri comunali Nello Pergolizzi (Fli) e Giuseppe Melazzo(Centro con D’Alia) a sottoscrivere un’interrogazione – indirizzata per conoscenza anche alla Procura della Repubblica, alla Corte dei Conti e al ministro della Pubblica amministrazione – nella quale si denunciano delle irregolarità in merito ad alcune “promozioni”. Tra queste, si legge nel documento, quella di “una dipendente” che avrebbe “acquisito l’ottavo livello, a fronte del livello di assunzione di pochi anni prima”. Senza sostenere alcun esame. “Qualora un cittadino avesse voluto, tramite concorso pubblico, conseguire la medesima posizione ordinamentale – si legge ancora - sarebbe stata richiesta la laurea, il superamento di una prova preliminare di ammissione ed infine una dura selezione con relative prove scritte e orali”. Pergolizzi e Melazzo parlano di “doppi se non tripli avanzamenti in via automatica”. “Non ne so nulla – la replica di Buzzanca –verificherò e posso già dire che eventuali irregolarità saranno punite”.

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