di Fabio Bonasera
“Della sinistra radicale non mi frega niente. Dopo le amministrative capiremo se ci sono le condizioni per proseguire con questa maggioranza”. Un’Udc camaleontica quella che il coordinatore Gianpiero D’Alia ha disegnato per la Sicilia. Capace di appoggiare l’asse antiberlusconiano Mpa-Pd-Fli, in Regione, e di sposare, a livello locale, alleanze con il centrodestra consolidate da anni sulla scorta della storica intesa ormai tramontata tra l’attuale premier e Pierferdinando Casini. Proprio su queste due vie parallele, che al momento sembrano destinate a non incontrarsi, si dipanano equilibri che le imminenti amministrative del 29 e 30 maggio potrebbero rafforzare o stravolgere.
A livello locale, D’Alia ha attualmente due piazze particolarmente calde: Ragusa e Messina. Nella prima, in vista del rinnovo degli organi comunali, perora la rielezione di Nello Dipasquale pur prendendo le distanze dal Pdl. Nella seconda, pone un veto al presidente della Provincia, Nanni Ricevuto, al quale sembra sia stato impartito dall’alto l’impulso di annettere alla sua Giunta esponenti del Pid, nato proprio da una costola dell’Unione di centro. “La nostra presenza nell’esecutivo – tuona il senatore dell’Udc – è incompatibile con quella del Pid”. Ma proprio Ricevuto getta acqua sul fuoco: “Si sono fatte tante illazioni prive di fondamento su questo argomento. Qualunque cosa io faccia come presidente della Provincia, è mia buona abitudine confrontarmi con tutte le forze della maggioranza. Con gli sponenti dell’Udc c’è un solido rapporto di lealtà e amicizia. Non mi è mai passato per la mente di fare cose che vadano contro la loro volontà”.
Sub judice, invece, il rapporto che D’Alia intrattiene a palazzo d’Orleans con Raffaele Lombardo. Da tempo, a livello regionale, il Pd di Antonello Cracolici, Beppe Lumia e Giuseppe Lupo, in contrapposizione con il resto del partito, difende questa coalizione di larghe intese ma forse di ristrette vedute, auspicando un futuro ancora più in grande, con un inglobamento dei partiti della sinistra radicale. Proposta che fa storcere il naso al Sel, che non vuole componenti terzopoliste: “Della sinistra radicale – replica D’Alia – non mi frega niente. Ora occorre solo capire su quali riforme ragionare. Abbiamo richiesto un tavolo con tutte le forze della maggioranza, dopo le amministrative. Dopo di allora capiremo se ci sono i margini per andare avanti, anche in vista delle prossime elezioni regionali”.
Una matassa decisamente ingarbugliata insomma. Per sbrogliarla, un uomo concreto come D’Alia aspetta di verificare quali sono gli umori degli elettori. Per capire se questa è la strada giusta o se non è il caso di cambiare rotta prima che sia troppo tardi.

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