![]() |
Il professor Alberto Clò, economista, ex ministro e nuclearista “non pentito ma non fazioso”, critica il “modo cialtronesco” in cui il governo ha affrontato organizzazione e pianificazione delle centrali: 25 anni di silenzio e un’improvvisazione non diversa dal ponte di Messina. “Non è vero che le nostre bollette diventeranno meno pesanti: saranno sempre più care”. E poi l’armonia di uno stato che non c’è scoraggia i possibili finanziatori. Berlusconi copia il Craxi del dopo Chernobyl: si stava per votare e, per non perdere consensi, il leader socialista inventò la moratoria. 25 anni dopo il Cavaliere la ritira fuori. La Cassazione ha restituito ai cittadini il diritto di decidere sul futuro del nucleare, smascherando i tentativi del governo di sottrarre alle urne la decisione che il disastro di Fukushima ha reso urgente. Adesso “rischia” di far raggiungere il quorum. Eventualità che finirebbe per azzoppare un governo già zoppo. Logor e da sempre irriso sul teatro internazionale, adesso malsopportato perfino da chi ha contribuito ad eleggerlo. In quest’ultima settimana forse l’esecutivo non riuscirà ad escogitare altre misure per boicottare la consultazione, anche perchè ha già giocato le carte che aveva nella manica. Altre interferenze potrebbe far crescere la voglia di correre al voto. Resta la crucialità delle scelte per votare con consapevolezza. Ne parliamo con Alberto Clò, docente di Economia industriale e Regolazione public utilities all’Università di Bologna, ex ministro dell’industria e del commercio tra il ’95 e il ’96 durante il governo Dini. Sostenitore delle potenzialità del nucleare, ha sentito il dovere di “sollevarsi” davanti alla proposta di un ritorno all’atomo ed ha scritto un libro – “Si fa presto a dire nucleare” – per dimostrare come oggi in Italia non esistano le condizioni per sviluppare questa fonte energetica. |


Twitter
UpNews
TechNotizie
Tuttoblog
Technorati
Fai
SegnaloItalia
Facebook
Wikio
Diggita
OKnotizie
Segnalo

