In una piazza Duomo gremita, l’arrivo della Vara è stato salutato con l’entusiasmo che sempre ha contraddistinto il popolo messinese, Nelle parole che l’arcivescovo Giovanni Accolla ha pronunciato in piazza si coglie la metafora che attraversa la storia di Messina: camminare, se non correre tenacemente pur riconoscendo il peso della fatica, rinascere dagli sconvolgimenti naturali ed esistenziali, sapersi sotto lo sguardo di Maria.
«Abbiamo gridato Viva Maria, abbiamo camminato con lei, correndo e condividendo la fatica lungo le strade della nostra città», ha affermato l’arcivescovo. Un giorno di festa dal quale, «trarre la forza per generare percorsi nuovi di fede».
E nel giorno in cui la Chiesa ha pregato per la pace nel mondo, ha aggiunto «tutti insieme siamo testimoni di speranza e di pace».
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La mattina del 15 agosto, nella Basilica Cattedrale è stato celebrato il Pontificale.
A presiederlo è stato il vescovo di Caltagirone Calogero Peri, concelebrato dall’arcivescovo Giovanni Accolla, dal vescovo ausiliare e da una rappresentanza del clero cittadino.
Presenti le massime autorità locali, all’inizio della celebrazione, l’arcivescovo ha rivolto il suo saluto ed accolto mons. Peri, il quale durante l’omelia ha invitato a cogliere le molteplici sollecitazioni che la solennità dell’Assunzione di Maria Vergine al Cielo suscita.
La consapevolezza dell’assunzione di Maria in corpo e anima afferma la «vittoria di Dio sulle debolezze degli uomini» e mostra la via della speranza. Infatti, come detto dal vescovo Peri, «Dio
trasforma la nostra fine in un fine». L’Assunzione di Maria rivela ciò che l’umanità è chiamata ad essere ed è conseguenza della «potenza della risurrezione di Cristo sugli uomini».
Nel proseguire la sua omelia, il vescovo di Caltagirone ha esortato a guardare Maria come Colei che ha incontrato Dio. Ha, quindi, sollecitato l’assemblea ad interrogarsi su cosa ciascuno è
chiamato a fare e a vivere per testimoniare veramente l’incontro personale con Dio… e ripercorrendo il testo del Magnificat – i cui verbi sono tutti al presente, perché ci che Dio dice, Egli
stesso lo realizza qui e ora – ha indicato alcune risposte: amare i fratelli senza condizioni, vivere un amore concreto che sa scalare anche le montagne, sapersi nelle mani di Dio…
Il cielo, verso cui l’umanità è proiettata, non è, dunque, la fine ma il fine verso cui tendiamo, un fine che quotidianamente va dipanandosi.
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