di Joe Orton
regiaGiovanni Anfuso

conGiampiero Ingrassia e Paolo Triestino
Claudia Campagnola, Davide Sbrogiò
e con Michele Carvello e Giulia De Angelis

produzioneLa Pirandelliana – Centro di Produzione Teatrale, E.A.R. Teatro di Messina – Centro di Produzione Teatrale


Un noto psichiatra, Il dottor Prentice interpretato da Giampiero Ingrassia, cerca di sedurre la sua segretaria. La moglie dello psichiatra vuol far assumere il fattorino che ha tentato di violentarla la notte prima in albergo. Un ispettore psichiatrico, Il dottor Rance, commissaria la clinica. Una segretaria tutta nuda che cerca di recuperare i suoi vestiti e tornarsene a casa. Un poliziotto è alla ricerca delle parti mancanti di una statua di Winston Churchill. Un fattorino d’albergo è disposto a compiacere tutti gli appetiti sessuali purché lo si paghi. La girandola degli equivoci inizia nel modo più classico e cioè quando la moglie sorprende il marito che ha fatto spogliare l’aspirante segretaria e l’ha nascosta dietro il paravento del suo studio. Da qui prende le mosse uno spettacolo a ritmo vorticoso verso un finale da “Tutto è bene ciò che finisce bene” spiazzante e assurdo.

In Ciò che vide il maggiordomo Orton riprende temi ricorrenti della drammaturgia britannica di fine secolo (paura, alienazione, omosessualità, violenza, potere) con uno stile personale che trova nel dialogo paradossale e arguto, che tanto somiglia al teatro dell’assurdo, un risultato espressivo notevole supportato da una costruzione dell’azione brillante e frenetica.

La pièce si svolge interamente e in tempo reale in uno studio psichiatrico. Qui situazioni imbarazzanti, tentativi di seduzione, scambi d’identità, aggressioni si susseguono in una folle corsa fatta di litigi, diagnosi affrettate e nascondimenti tra corsie e infermerie. Ruotano a velocità vertiginosa, attorno al dottore, protagonista, un’apprendista segretaria un po’ troppo ingenua, la moglie nevrotica e ninfomane, un allucinante e irreprensibile ispettore sanitario, un giovane e maldestro fattorino d’albergo, un poliziotto con dubbie capacità investigative.

In “Ciò che vide il maggiordomo” il ritmo sfrenato delle battute e l’ossessione per la trama ricordano la struttura del vaudeville francese. Orton si diverte a costruire un meccanismo ad orologeria che fa saltare qualunque certezza e stravolge tutte le logiche, con una grande sagacia linguistica, tratteggiando, tuttavia, dei personaggi sempre ed assolutamente credibili.