Nel primo giorno del Triduo pasquale, il giovedì santo, nel quale vengono istituiti l’Eucaristia, il sacerdozio ministeriale e il precetto dell’amore la Chiesa fa memoria del sacrificio di Cristo.
Di grande forza i segni della liturgia del giovedì santo. Tra tutti, l’arcivescovo ha voluto cogliere quello della lavanda dei piedi, quale espressione della partecipazione della vita dell’uomo alla vita di Cristo, che “passa attraverso il servizio e insegna ad amare come Gesù ha amato”. Nella eloquenza di questo gesto “Gesù sconvolge e scandalizza. Il Signore lava via dai piedi dei discepoli il sudore e la sporcizia della vita quotidiana”. Il suo chinarsi esprime la sua identità: l’umiltà. Continua l’arcivescovo dicendo che Cristo Gesù “ci ha purificato dal puzzo della nostra superbia e dalla sporcizia del nostro egoismo, rendendoci capaci di accedere al convito dell’amore di Dio”.
L’arcivescovo Giovanni Accolla, insieme al vescovo ausiliare, ha incontrato i giornalisti e gli operatori della comunicazione.
Dopo il saluto rivolto dal direttore dell’ufficio diocesano comunicazioni sociali, che ha voluto mettere in evidenza non solo l’importanza del messaggio che il pastore dell’arcidiocesi rivolge alla comunità diocesana e alla città attraverso gli organi di informazione, ma particolarmente l’opportunità di incontro e dialogo tra l’arcivescovo e gli operatori della comunicazione.
Nel prendere la parola, mons. Accolla ha voluto concentrare l’attenzione su alcune parole chiave: accompagnamento, comunione, servizio, offerta, rinascita. Questa è la consegna che il pastore fa ai cittadini, un dono prezioso – ha detto – che permette a ognuno di mettersi in sintonia con sorelle e fratelli, soprattutto se sofferenti nel corpo e nello spirito, afflitti dal male della solitudine o dell’egoismo che non permette di essere costruttori di bene.
Ha, quindi, ulteriormente voluto richiamare la tragica vicenda di Sara, esortando l’intera comunità ecclesiale e civile a non permettere che il dolore e l’efferatezza del gesto, che ha arrecato una ferita al cuore della città, offuschi la bellezza di quanti, e sono in tanti nella città dello Stretto, conoscono il linguaggio della carità e dell’altruismo.
Quindi, nel dialogo personale, ha incontrato i singoli giornalisti, risposto alle loro domande e rilasciato interviste.
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Mercoledì santo mattina l’arcivescovo Giovanni Accolla si è recato presso la Casa Circondariale di Gazzi per celebrare la Messa di Pasqua con i detenuti.
Nel giorno del suo 48° anniversario di ordinazione sacerdotale ha voluto condividere nella fraternità e solidarietà umana la forza trasfigurante della Pasqua e la gioia del ministero pastorale.
In ascolto della Parola, che in tutti ravviva la consapevolezza dell’essere fratelli nella uguaglianza della dignità di ogni donna e di ogni uomo, l’arcivescovo ha voluto dare eco della gioia ed emozione che si prova nel sentire il passaggio di Dio nella propria vita. Alcuni visi rigati dalle lacrime, linguaggio dell’amore inesprimibile con le parole, hanno annunciato l’ardente desiderio di novità di vita che il cuore desidera e che la Pasqua del Signore vuol portare a tutti.
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Cattedrale gremita – oltre un migliaio di persone – per la messa crismale, il rito nel quale i sacerdoti rinnovano le promesse legate all’ordinazione e vengono benedetti gli oli (del crisma, dei catecumeni e degli infermi) quest’anno per la prima volta anticipata al martedì santo rispetto alla tradizionale collocazione del giovedì santo mattina. Un’unica celebrazione per tutti i sacerdoti e i religiosi dei vicariati messinesi e delle Isole Eolie con le rispettive comunità. A presiederla l’arcivescovo Giovanni Accolla, con lui l’ausiliare Cesare Di Pietro. Attualizzazione e rinnovamento ecclesiale con umiltà e audacia: sono questi, secondo l’arcivescovo, gli obiettivi da realizzare alla luce dell’esperienza della visita pastorale che si concluderà a giugno. Tra le urgenze raccolte nel corso degli incontri comunitari ci sono maggiore capacità di dialogo e testimonianza di vita, impegno a trasformare le liturgie sacre in liturgie di vita, riconoscimento dell’immagine di Dio nella vita delle persone, scommettere la propria identità di fedeli nell’impegno socio politico.
Rivolgendosi ai sacerdoti, l’arcivescovo ha sottolineato “l’urgenza di riscoprire la bellezza della vita consacrata attraverso la carità, via maestra della dottrina sociale della Chiesa; un obiettivo racchiuso nella difesa della verità, proposta con umiltà e convinzione e testimonianza nella vita”. E poi ha aggiunto: “Siamo tutti chiamati a metterci con umiltà in ascolto dello Spirito”.
Un pensiero speciale Accolla lo ha rivolto ancora una volta a Sara Campanella, “che nella nostra città – ha detto – ha subito la morte per mano violenta e per la sua famiglia”; la preghiera del pastore anche per i sacerdoti e i diaconi scomparsi e per quelli che celebreranno l’anniversario di sacerdozio.
Lunedì santo mattina l’arcivescovo Giovanni Accolla ha incontrato la Curia Arcivescovile per lo scambio di auguri pasquali, presiedendo l’Eucaristia nella Cappella di S. Maria all’Arcivescovado.
Presenti il vescovo ausiliare – il quale ha rivolto gli auguri a nome della Curia – i direttori degli uffici e il personale laico.
Durante l’omelia, l’arcivescovo ha voluto soffermare l’attenzione di tutti sull’importanza della Pasqua quale processo di liberazione. Una lettura esistenziale che vuole coinvolgere non solo il vissuto di ogni credente, ma nello specidico di chi opera a servizio della Chiesa per ogni persona.
Cogliendo due immagini presenti nella Parola di Dio, ha esortato ad accogliere lo Spirito che, unico, ci rende soggetti di attrazione. Da ciò ne deriva l’attenzione all’altro: non soggetti occupanti, ma persone che guardano il cuore dell’altra persona, costruendo relazioni generative. Quindi, ha lasciato che il richiamo ai trecento grammi di puro nardo sprigionasse tutta la sua forza, tanto da riempire di intenso profumo tutta l’aula della celebrazione. Quel profumo “sprecato” è segno della vita “sprecata” di Gesù che ha riempito del profumo di vita nuova l’intera esistenza dell’uomo. La vita di chi serve la Chiesa spande profumo se irradia amore, esprime libertà interiore e manifesta gioia e umiltà nel servizio.
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